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Acts 23
Italian CEI 2008
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1
Con lo sguardo fisso al sinedrio Paolo disse: «Fratelli io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in piena rettitudine di coscienza».
2
Ma il sommo sacerdote Anania ordinò ai presenti di percuoterlo sulla bocca.
3
Paolo allora gli disse: «Dio percuoterà te muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la Legge e contro la Legge comandi di percuotermi?».
4
E i presenti dissero: «Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?».
5
Rispose Paolo: «Non sapevo, fratelli che fosse il sommo sacerdote; sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo ».
6
Paolo sapendo che una parte era di sadducei e una parte di farisei disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli io sono fariseo figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
7
Appena ebbe detto questo scoppiò una disputa tra farisei e sadducei e l’assemblea si divise.
8
I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose.
9
Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato».
10
La disputa si accese a tal punto che il comandante temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere portarlo via e ricondurlo nella fortezza.
11
La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».
12
Fattosi giorno i Giudei ordirono un complotto e invocarono su di sé la maledizione dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non avessero ucciso Paolo.
13
Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura.
14
Essi si presentarono ai capi dei sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati con giuramento solenne a non mangiare nulla sino a che non avremo ucciso Paolo.
15
Voi dunque insieme al sinedrio dite ora al comandante che ve lo conduca giù con il pretesto di esaminare più attentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a ucciderlo prima che arrivi».
16
Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere dell’agguato; si recò alla fortezza, entrò e informò Paolo.
17
Questi allora fece chiamare uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo ragazzo dal comandante perché ha qualche cosa da riferirgli».
18
Il centurione lo prese e lo condusse dal comandante dicendo: «Il prigioniero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha chiesto di condurre da te questo ragazzo perché ha da dirti qualche cosa».
19
Il comandante lo prese per mano lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa hai da riferirmi?».
20
Rispose: «I Giudei si sono messi d’accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio con il pretesto di indagare più accuratamente nei suoi riguardi.
21
Tu però non lasciarti convincere da loro perché più di quaranta dei loro uomini gli tendono un agguato: hanno invocato su di sé la maledizione dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non l’avessero ucciso; e ora stanno pronti aspettando il tuo consenso».
22
Il comandante allora congedò il ragazzo con questo ordine: «Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni».
23
Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per andare a Cesarèa insieme a settanta cavalieri e duecento lancieri tre ore dopo il tramonto.
24
Siano pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo perché venga condotto sano e salvo dal governatore Felice».
25
Scrisse una lettera in questi termini:
26
«Claudio Lisia all’eccellentissimo governatore Felice salute.
27
Quest’uomo è stato preso dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto con i soldati e l’ho liberato perché ho saputo che è cittadino romano.
28
Desiderando conoscere il motivo per cui lo accusavano lo condussi nel loro sinedrio.
29
Ho trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro Legge ma non c’erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia.
30
Sono stato però informato di un complotto contro quest’uomo e lo mando subito da te avvertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che hanno contro di lui».
31
Secondo gli ordini ricevuti i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipàtride.
32
Il giorno dopo lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui se ne tornarono alla fortezza.
33
I cavalieri giunti a Cesarèa consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo.
34
Dopo averla letta domandò a Paolo di quale provincia fosse e saputo che era della Cilìcia
35
disse: «Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.
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